Le
fonti romane parlano, per il Piemonte, di insediamenti di popolazioni
suddividendoli secondo la più importante via di comunicazione
del Nord Italia dell'antichità: il Po. Proprio facendo
riferimento al grande fiume, Strabone afferma che, seguendo un
itinerario che portava a Torino ed in Val di Susa, subito "al
di là del Po ci sono i Salassi".
Poche sono state fino ad ora le conferme dal punto di vista
archeologico della presenza di questa popolazione, ma le
recenti scoperte sulla collina di Pavone
C.se permettono di riconoscere per la prima volta un abitato del I millennio
a.C., organizzato su più nuclei a controllo della conca di Ivrea, della
Dora e della strada per la Valle d'Aosta. Si tratta di insediamenti organizzati
per piccoli centri, stanziati quindi a controllo delle vie fluviali e collegati
alle zone di lavaggio dell'oro con nodi commerciali. Le aree di culto vengono
individuate da rocce a coppelle inframmezzate alle
zone insediative ed alle probabili aree a destinazione artigianale.
I recuperi di un'abbondante documentazione ceramica consentono
già adesso di chiarire alcune caratteristiche culturali e cronologiche
del popolamento. In attesa di scavi e ricerche più approfondite, questa
fascia collinare viene datata nell'età del Ferro.
Tra il 1100 e 1000 a.C., alla fine dell'età del Bronzo, l'arrivo di
ceramica protogolasecchiana
(così denominata da una cultura estesa a cavallo del Ticino, tra Lombardia
occidentale e Piemonte orientale) conferma il ruolo della navigazione fluviale,
che risaliva il Po e la Dora e configurava il Canavese come l'area primaria
per l'interscambio tra il bacino del Rodano e la valle padana.
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